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Diagnosi genetica preimpianto: cos’è e a cosa serve

Con la consulenza del Dr. Luca Gianaroli, Direttore Scientifico IIRM

Quando si intraprende un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, è normale imbattersi in termini nuovi e complessi. Uno di questi è la diagnosi genetica preimpianto, un’espressione che può suonare tecnica e distante, ma che in realtà indica uno strumento pensato per aiutare alcune categorie di coppie ad affrontare il percorso con maggiore consapevolezza.

Capire di cosa si tratta, e soprattutto a cosa serve, è il primo passo per non viverla con timore o confusione.

Che cos’è, in parole semplici

La diagnosi genetica preimpianto è un’analisi che viene eseguita sugli embrioni prima che vengano trasferiti nell’utero, nell’ambito di un trattamento di PMA.

In presenza di specifiche indicazioni mediche, è possibile analizzare gli embrioni generati a seguito di un trattamento di PMA per verificare che non ci siano anomalie nel loro corredo cromosomico o che non siano affetti da determinate patologie genetiche. L’analisi viene effettuata prelevando un numero molto limitato di cellule dall’embrione e non compromette il suo potenziale di sviluppo.

L’obiettivo non è “scegliere il migliore”, ma ridurre il rischio di anomalie cromosomiche o di trasmissione di patologie genetiche in determinate categorie di pazienti ad elevato rischio riproduttivo.

Perché può essere utile

Non tutti gli embrioni, anche quando appaiono morfologicamente normali, sono in grado di dare origine a una gravidanza. Questo accade soprattutto perché, con l’avanzare dell’età degli aspiranti genitori, aumenta la possibilità che gameti ed embrioni presentino alterazioni cromosomiche che non permettono uno sviluppo regolare.

La diagnosi genetica preimpianto può aiutare a:

  • diminuire il rischio di aborto spontaneo
  • aumentare le probabilità che l’embrione si impianti
  • evitare il trasferimento di embrioni affetti da specifiche patologie genetiche
  • rendere il percorso di PMA più mirato, soprattutto quando il tempo è prezioso

È importante essere chiari: non garantisce una gravidanza, ma può aumentare le possibilità che il tentativo vada nella giusta direzione.

Quando viene proposta

La diagnosi genetica preimpianto non è un passaggio obbligatorio e non viene proposta a tutte le coppie. Viene presa in considerazione in situazioni particolari, come:

  • età della coppia più avanzata
  • aborti ripetuti nel tempo
  • precedenti tentativi di PMA non andati a buon fine
  • presenza di malattie genetiche in uno o entrambi i partner

La scelta viene sempre fatta insieme al medico, dopo un’attenta valutazione della storia clinica della coppia.

Cosa controlla realmente

L’analisi genetica permette di capire se l’embrione presenta alterazioni cromosomiche che renderebbero molto difficile o addirittura impossibile una gravidanza evolutiva.

Inoltre, in alcuni casi specifici, quando in famiglia è presente una malattia ereditaria, l’esame può aiutare a evitare che quella patologia venga trasmessa al bambino.

Cosa NON fa la diagnosi genetica preimpianto

È fondamentale chiarire cosa questa procedura non è:

  • non serve a scegliere il sesso del bambino
  • non permette di decidere caratteristiche fisiche o intellettive
  • non elimina ogni rischio possibile
  • non sostituisce i controlli durante la gravidanza

Si tratta di uno strumento diagnostico, non di una selezione arbitraria.

L’aspetto emotivo: una scelta che va accompagnata

Sapere che non tutti gli embrioni potranno essere trasferiti può essere emotivamente impegnativo. Può far nascere aspettative, speranze, ma anche momenti di delusione.

Per questo motivo, la diagnosi genetica preimpianto dovrebbe sempre essere accompagnata da informazioni chiare, tempo per riflettere e, se necessario, un supporto psicologico. Comprendere cosa sta accadendo aiuta a vivere il percorso con maggiore serenità e meno senso di smarrimento.

In conclusione

La diagnosi genetica preimpianto è uno strumento che, in situazioni specifiche, può aiutare a rendere il percorso di PMA più consapevole e mirato, rispettando i tempi, le emozioni e i valori di ogni coppia.

Come in ogni aspetto della medicina della riproduzione, non esistono soluzioni uguali per tutti: il dialogo con il team medico resta il punto di partenza per scegliere ciò che è davvero più adatto al proprio percorso.