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Fertilità maschile: quanto conta davvero e quando indagare

Con la consulenza del Dr. Luca Gianaroli, Direttore Scientifico IIRM

Quando si parla di difficoltà a concepire, il pensiero va spesso alla donna. È una percezione ancora molto diffusa, ma sbagliata e distorta: la fertilità è una questione di coppia e il contributo maschile ha un peso reale, concreto, che non deve essere trascurato.

Capire quanto conta la fertilità maschile e quando è il momento di approfondire è fondamentale per evitare perdite di tempo e affrontare il percorso in modo più efficace.

Quanto conta davvero

I dati sono chiari: nel percorso verso una gravidanza, il fattore maschile è coinvolto in circa il 40–50% dei casi di infertilità.

Questo significa che non si tratta di un’eventualità rara o secondaria, ma di una componente che merita attenzione fin dall’inizio.

La fertilità maschile dipende principalmente dalla qualità degli spermatozoi, che viene valutata considerando diversi aspetti:

  • numero (quanti spermatozoi sono presenti)
  • motilità (quanto riescono a muoversi)
  • morfologia (la loro forma)
  • integrità del DNA

Anche quando uno solo di questi parametri è alterato, le probabilità di concepimento possono ridursi, a volte in modo significativo.

Perché spesso viene sottovalutata

Uno dei motivi principali è culturale: per molto tempo si è pensato che la fertilità fosse soprattutto una questione femminile.

A questo si aggiunge un altro aspetto: nell’uomo non esiste un segnale evidente, paragonabile al ciclo mestruale, che permetta di intuire facilmente se qualcosa non funziona.

La fertilità maschile può ridursi anche in presenza di uno stato di salute generale apparentemente buono, senza sintomi evidenti.

Per questo motivo, aspettare troppo prima di indagare può rallentare inutilmente il percorso.

Quando è il momento di fare accertamenti

Non esiste una regola unica, ma ci sono situazioni in cui è utile non rimandare.

In generale, è consigliabile iniziare a indagare quando:

  • dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti la gravidanza non arriva ( 6 mesi, se la donna ha più di 35 anni) 
  • sono presenti fattori di rischio noti (come varicocele, infezioni, interventi chirurgici, traumi testicolari, esposizione a fonti di calore o sostanze tossiche)
  • ci sono stati precedenti problemi di fertilità
  • in caso di età paterna avanzata

In questi casi, valutare anche il partner maschile fin dall’inizio permette di avere un quadro completo e di evitare percorsi parziali.

Qual è il primo esame da fare

L’esame di riferimento è lo spermiogramma, un’analisi semplice e non invasiva che fornisce le prime informazioni sulla qualità del liquido seminale.

È importante che venga eseguito in centri specializzati, perché la corretta interpretazione dei risultati è fondamentale.

In alcuni casi, possono essere necessari ulteriori approfondimenti, come:

  • test di frammentazione del DNA degli spermatozoi
  • esami ormonali
  • ecografia testicolare

Ogni approfondimento viene deciso in base ai risultati iniziali e alla storia clinica.

Stile di vita: quanto incide davvero

Fumo, alcol, stress, alimentazione non equilibrata, sovrappeso: sono tutti fattori che possono influenzare la qualità degli spermatozoi.

Ma è importante essere chiari: migliorare lo stile di vita è utile, a volte necessario, ma non sempre sufficiente a risolvere il problema.

Pensare che basti “vivere meglio” per recuperare automaticamente la fertilità rischia di creare false aspettative e ritardi.

Quando c’è una difficoltà, è sempre opportuno affiancare a uno stile di vita sano una valutazione medica.

Un tema anche emotivo

Per molti uomini, affrontare il tema della fertilità può essere complesso.

Può mettere in discussione la propria immagine, generare senso di inadeguatezza o difficoltà nel parlarne.

Questo spesso porta a rimandare gli accertamenti o a viverli con disagio.

Inserire fin da subito la fertilità maschile all’interno di un percorso condiviso aiuta a normalizzare il tema e a ridurre il carico emotivo individuale.

In conclusione

La fertilità maschile conta, e conta molto. Ignorarla o rimandare gli accertamenti significa, nella maggior parte dei casi, allungare inutilmente i tempi o rischiare di compromettere i risultati.

Affrontare il tema in modo diretto, senza pregiudizi, permette di costruire un percorso più rapido, consapevole e realmente su misura.Come sempre, il punto di partenza resta il dialogo con il team medico: solo una valutazione completa della coppia può indicare la strada più adatta da seguire.