La fecondazione in vitro, comunemente nota come FIVET/ICSI, è una delle tecniche di procreazione medicalmente assistita più conosciute, anche se attorno ad essa continuano a volte ad esserci alcuni falsi miti. Capire i suoi passaggi essenziali e come funziona aiuta le coppie ad affrontare con maggiore consapevolezza un percorso che, per sua natura, richiede tempo, ascolto e accompagnamento clinico. Negli ultimi decenni questa tecnica ha permesso a moltissime coppie di affrontare le proprie difficoltà riproduttive con strumenti sempre più efficaci, ma il percorso deve essere costruito insieme allo specialista, passo dopo passo, perchè non può essere una soluzione standardizzata uguale per tutti.
Le fasi del percorso, dalla stimolazione al prelievo
Una volta ricevuta l’indicazione dello specialista, il percorso FIVET/ICSI inizia con una fase di stimolazione ormonale controllata, che ha lo scopo di favorire la maturazione di più ovociti contemporaneamente. Il protocollo di stimolazione viene definito dallo specialista in base all’età, alla riserva ovarica e alla storia clinica della paziente, ed è seguito attraverso controlli ecografici e dosaggi ormonali ripetuti a scadenze regolari, che permettono di adattare la terapia in corso d’opera quando necessario. La stimolazione dura circa un paio di settimane e quando gli ovociti raggiungono la maturazione adeguata, si procede al prelievo, una procedura chirurgica eseguita in sedazione. Parallelamente viene raccolto il campione di liquido seminale, che viene preparato in laboratorio per la fase successiva dell’inseminazione.
Cosa succede in laboratorio
È in laboratorio che avviene la fase cruciale della FIVET: gli ovociti e gli spermatozoi vengono messi in contatto in condizioni controllate, per permettere che la fecondazione avvenga nel modo più simile possibile a quanto accadrebbe naturalmente. Gli embriologi seguono la fertilizzazione e lo sviluppo degli embrioni nei giorni successivi, valutandone la qualità morfologica secondo criteri condivisi a livello internazionale. Questa fase è delicata e richiede strumentazione dedicata e personale altamente specializzato, perché anche da essa dipende la possibilità di procedere al trasferimento. In alcuni casi, quando le caratteristiche del liquido seminale lo richiedono, la fecondazione può avvenire tramite l’iniezione diretta di un singolo spermatozoo nell’ovocita, una tecnica che prende il nome di ICSI e viene scelta dallo specialista in base al quadro andrologico della coppia.
Il trasferimento embrionale e l’attesa
A seconda delle indicazioni dello specialista si può procedere al trasferimento embrionale a fresco (dai 3 ai 6 giorni dopo il prelievo di ovociti) oppure alla crioconservazione degli embrioni ottenuti. In questo ultimo caso, il transfer viene programmato in un secondo momento a seguito di una preparazione specifica. La crioconservazione degli embrioni in sovrannumero offre alla coppia la possibilità di effettuare ulteriori tentativi senza dover ripetere l’intera fase di stimolazione e prelievo chirurgico degli ovociti, riducendo disconfort e rischi per la paziente.
A seguito del transfer, si apre la fase di attesa, vissuta dalle coppie con intensità emotiva diversa da caso a caso, e per questo è raccomandato un supporto psicologico dedicato. Ogni percorso di FIVET/ICSI viene costruito su misura, tenendo conto della storia clinica della coppia e delle indicazioni emerse durante gli accertamenti preliminari.
Per chi desidera comprendere se la FIVET/ICSI sia il percorso più indicato per la propria situazione, la pagina dei servizi di IIRM dedicata alla procreazione medicalmente assistita offre una panoramica delle tecniche disponibili ed è il punto di partenza per richiedere una prima valutazione specialistica.